Un mondo da proteggere e guardare…

Nel biennio di Covid ci siamo tutti ritrovati ad essere stretti in una dimensione assolutamente diversa da quella a cui eravamo abituati, tanto da ripiegarci su noi stessi, e smettere di guardare oltre l’orizzonte. Abbiamo piano piano abituato il nostro sguardo a non andare troppo lontano. E per chi, come me, ha il mondo nel sangue, questa è stata forse la cose più grave che ci potesse capitare….

Ma siamo tutti abituati ad andare oltre, ad abituarci al peggio, resilienti dentro, a volte superiamo gli ostacoli senza nemmeno accorgerci di averlo fatto. Indossiamo oramai le mascherine come un naturale prolungamento del nostro viso, uscire da casa senza procura immediatamente quella sensazione di “qualcosa che ti manca”, e questa è forse l’esatta dimensione del danno subito. Un danno a 360°, basti pensare agli adolescenti, a quelli che in questo biennio hanno perso le loro prime cotte, la loro prima uscita serale, il primo bacio… non li hanno persi del tutto ma questa inevitabile intrusione di social e web nella vita quotidiana, già troppo presente nel precovid e ora dilagante e senza freni, ha definitivamente cambiato il modo di guardarci intorno. E di reagire al mondo che continua a correre ogni giorno.

E’ di ieri la notizia di una ragazza che, era poco più che adolescente anche lei. Che in un mondo normale avrebbe vissuto del suo sogno, lo sport, la pallavolo per essere precisi, e di obiettivi da raggiungere… In un mondo normale forse non avrebbe mai fatto notizia, o magari sarebbe diventata famosa, avrebbe raggiunto le olimpiadi, avrebbe vissuto una vita di vittorie…. Avrebbe vissuto la vita di una donna nel ventunesimo secolo, amante dello sport e con i sogni di tutte le giovani donne di oggi. Ed invece, quella giovane donna dagli occhi e dai capelli scuri, quella ragazza piena di sogni, è stata DECAPITATA. Qualcosa che a dirla così fa paura solo come immagine. Qualcosa che in un mondo di prima avrebbe fatto parlare per giorni e giorni i media di tutto il mondo. Qualcosa che ci avrebbe indignato in modo trasversale, senza sconti. A tutti, senza bandiere. Perchè a 18 anni nel mondo che vorrei non si dovrebbe morire per avere come unica colpa essere donne ed essere vive.

Nel mondo precovid ce ne saremmo accorti tutti. Nel mondo di oggi è stata una brutta notizia nel mare di brutte notizie web. Particolarmente brutta, atroce senza dubbio. Ma, incredibilmente sfumata dal mare di orrore nel quale navighiamo oramai quotidianamente. Tutti presi a risalire la china e a volte tutti troppo distratti dal mondo che sta degenerando. Un mondo in cui un giorno lo Zio Sam gira la spalle ed una intera popolazione viene violata e distrutta dal Cattivo vero. Un mondo in cui Mahjubin Hakimi, 18 anni, gioca a pallavolo senza hijab, e per questo viene tranquillamente decapitata. Come esempio, come insegnamento a tutte quelle donne che vogliono vivere una vita serena e libera. Una vita come quella che oggi, nel mondo occidentale, tra piagnistei e lamentele, però, noi viviamo sempre.

E allora mi chiedo… Ma possibile che siamo diventati tanto ciechi di lasciar correre una notizia come questa e come quella di chissà quante donne come lei, che sfortunate nel non riuscire a fuggire, debbano oggi essere sepolte dall’orrore di una dittatura folle e disumana e che qui, tutti noi, non riusciamo a far altro che a leggere la notizia con un solidale (almeno quello si) orrore, ma niente altro? Possibile che esistano storie come quella di Mahjubin Hakimi e chissà di quante altre donne che ieri ridevano al sole ed oggi sono chiuse nel buio di una casa con un uomo che le sovrasta e le comanda? E noi, popolo di viaggiatori amanti delle culture del mondo, lasciamo che questa notizia finisca nel dimenticatoio degli orrori senza fare nulla?

Non ho la pretesa di sollevare popoli contro tali orrori ma, personalmente ho voluto scrivere queste righe per riflessione personale che spero verrà condivisa da tanti…. Il Covid ci sta uccidendo l’anima e la sensibilità? Forse si. Perchè il nostro mondo non diventi la fossa di orrore che oggi sta diventando l’Afghanistan dobbiamo proteggerlo e, almeno in questo, mantenere vive le nostre coscienze e alta la nostra attenzione. Perchè Mahjubin Hakimi non diventi niente altro che una foto sbiadita ed un racconto dell’orrore, ma un ricordo da combattere, e le nostre sorelle afghane qualcuno da difendere. Perchè difendere loro diventa difendere tutto il nostro mondo.

Il mondo ci appartiene. Ma prima ancora del mondo, ci debbono appartenere la libertà di vivere come vogliamo, la libertà di conoscerlo, il diritto di difendere chi ha bisogno di essere difeso. E, le donne afghane sono donne come noi. Con gli stessi sogni e le stesse paure. Con gli stessi diritti e la stessa fame di vita. Non possiamo fare niente? forse di pratico no. Ma almeno le nostre anime, la nostra attenzione e la nostra protesta non lasciamo che restino mute. Perchè siamo donne come loro. E perchè è un dovere rifiutare tanta follia.

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