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Guerra e sogni… ancora siamo qui…

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Sarà questa atmosfera strana e distorta che ha reso le feste di Natale quasi fumose, dove famiglie stanche di tamponi e distanziamento, hanno affrontato con una strana rassegnazione questi giorni di assembramenti dovuti, ma questa notte pensavo a quanto il Covid sia, a tutti gli effetti, una vera e propria guerra. Alcuni di noi sono figli o nipoti di chi ha davvero vissuto le guerre quelle vere. E, nei racconti intorno al tavolo, tutti hanno sentito genitori o nonni raccontare di bombe e di fughe, di paura ad ogni rumore. Qualcosa che tutti noi abbiamo solo potuto immaginare come fosse, senza pensare di dover un giorno vivere davvero qualcosa di simile.

In effetti tutto cambia negli anni, e, per ogni epoca esistono risvolti adeguati. Di fatto, noi non sappiamo, almeno da questa parte del mondo, cosa voglia dire sentire il sibilo feroce di una bomba che cade, o la sensazione di doversi chiudere in un bunker senza sapere cosa trovare poi all’uscita. Ma, nel nostro mondo digitale, nel nostro mondo online, abbiamo di colpo provato cosa fosse uno stato mentale di totale paralisi.

Fine gennaio 2020 ed ha avuto inizio quella che nessuno avrebbe mai immaginato si trasformasse nella nostra guerra personale. Tutto quello che tutti davamo per scontato, forse senza nemmeno riconoscerne più il valore intrinseco, è diventato di colpo merce rara. La libertà. Il piacere di uscire dalla porta di casa senza sapere dove andare o cosa fare e senza programmare. Il gusto di fare una valigia, salire su un aereo e scoprire un mondo nuovo altrove. Il gusto di entrare in un cinema, ad un concerto, arrivare ad una festa di piazza o semplicemente di guardare una partita di calcio urlando e sputacchiando liberamente le proprie emozioni. Tutto quello che era la nostra meravigliosa e trascurata “normalità” cancellato da mascherine e comunicati stampa di terrore. La nostra vita ha subito un cambiamento così radicale e profondo da essersi di colpo tramutata in una vera e propria guerra.

Se ci mettiamo a guardare (nel mondo dei social e dei pc è facile farlo) alle foto o ai filmati di quei primi giorni o di quei primi mesi, si stringe il cuore. Nessuno poteva mai immaginare di essere di colpo chiusi in casa, di avere come interlocutore solo chi strettamente di famiglia o uno schermo di pc o di telefono. Giornate lunghissime, di colpo paralizzate nel desiderare di uscire, di correre, di ballare, di vedere gente e di tornare oggettivamente alla vita. Giornate in cui ci siamo sentiti persi, soli, scoraggiati, confusi. Notizie sempre più dure, emozioni compresse in ogni video o messaggio sui social che gridava sconcerto. Guardo i filmati delle compagnie aeree che ballano Jerusalema, e mi sento ancora salire un groppo in gola che non credo passerà mai.

In quei giorni siamo diventati tutti creativi: video, post, immagini, lettere… parole diventate di colpo il mezzo più violento per sentirsi ancora vivi. Foto in ogni modo, slogan urlati, social come mezzo di diffusione di proteste di gruppo…. Cartelli condivisi, messaggi gridati all’etere affinchè qualcuno, non si sa bene chi, ci potesse ascoltare. Ma mai nessuno di noi avrebbe mai immaginato dopo due anni di essere ancora in questa situazione che, senza dubbio si è evoluta, ma di fatto, ci continua a dare incertezza e dolore.

Il nostro amato settore, scelto da tutti noi perchè sempre foriero di libertà, tramutatosi di colpo in una catena pesantissima e senza possibilità di essere rotta, quella spinta a volare lontano che caratterizza ognuno di noi, di colpo trattenuta da quella catena enorme. I nostri motori che hanno girato – e continuano purtroppo – a girare a vuoto. Quante cose abbiamo organizzato online: tweet storm, proteste fotografiche, con o senza musica, mail bombing, ogni possibile atto che, in qualche modo, ci facesse sentire meno soli e ci facesse scoprire che, insieme, si è più forti. Tutto che ci ha spinto inequivocabilmente a fare squadra per affrontare un nemico che ha cambiato forma e sostanza in continuazione, e sembra continuare a farlo.

E quindi è questa la nostra guerra? Perchè un domani probabilmente la ricorderemo e, se ci pensate attentamente, ne parleremo come “gli anni del Covid”. Forse non cadono bombe. Ma sono caduti sogni, speranze e la vita è stata congelata di colpo. E sono state prodotte macerie. Non fisiche. Ma morali, psicologiche ed affettive. Sono stati anni di aumento di divorzi, di liti fratricide. Anni in cui invece di essere “più buoni”, ci siamo resi conto che anche discutere per strada oggi è una grave incognita, perchè tutta la rabbia verso il nemico comune si è trasformata nella nostra personale arma letale. Siamo tutti incazzati neri. Ma non tutti abbiamo il coraggio di dirlo o di dimostrarlo ad un sacco da boxe. Siamo tutti pieni di risentimento e di una sensazione di tempo perduto che ci amareggia le giornate.

Questa battaglia ci ha portati tutti a raschiare il barile della speranza. Ma, non dimentichiamolo mai: quando si arriva in fondo è proprio li che emergono i sogni nascosti. Perchè un nemico subdolo resta un nemico. E va combattuto. Va umiliato e sconfitto esattamente come un nemico concreto. E l’unico modo di sconfiggere la guerra della paura e dell’incertezza è farlo attraverso l’unica capacità che nessuno, nemmeno il Covid può distruggere: continuare a sognare intensamente e violentemente tutto quello che desideriamo. Prendere il tempo come strumento per realizzare quei sogni. Sforzarci di combattere l’ignavia e lo scoraggiamento con l’entusiasmo e la passione. Perchè siamo esseri pensanti. Fatti di emozioni, sentimenti, passioni. E, la passione, il sogno e la capacità di continuare ad essere ciò che siamo ed aspirare a ciò che vorremmo essere sono l’unico strumento per sconfiggere la guerra che ci è toccata. Finirà anche questa di guerra, e non farà prigionieri ma solo vittime. Sta a noi decidere se farci sconfiggere davvero o, imperterriti, continuare a sognare. Perchè di sogno in sogno, si vive ancora.

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